mercoledì 21 maggio 2008

L' ETA' MODERNA

Nel Seicento la svolta decisiva dal Rinascimento all'Età Moderna è impressa dal pensiero di Renè DESCARTES. La filosofia cartesiana (1) è fondata su una precisa definizione che il filosofo dà della ragione : "La ragione è la facoltà di distinguere il vero dal falso". E per conoscere la verità la ragione deve servirsi del metodo che egli stesso propone, fondato su quattro principi : a) il dubbio metodico (mai accettare come vero se non ciò che si presenta in modo chiaro e distinto); b) l' analisi (scomposizione di ogni problema nei suoi elementari); c) la sintesi (ricomposizione delle verità elementari in verità complesse); d) la enumerazione (rassegna delle verità trovate per verificare se si concatenino fra loro senza lasciare lacune).
Rifiutando qualsiasi certezza aprioristica, dubitando di tutto, ponendo il principio del dubbio universale Cartesio procede verso un nuovo processo di conoscenze che si presentano con assoluta certezza. Tre sono i termini cui rivolge il suo dubbio metodico: la esistenza di Dio, la esistenza del mondo, la esistenza di noi stessi. Ma, siccome dubitare significa pensare, siccome il pensiero esiste per il fatto stesso che pensa, essere e pensiero sono identici : dunque, cogito ergo sum; dunque, dell'esistenza di noi stessi non possiamo dubitare. Sulla base di questa prima verità il filosofo risale alla certezza dell'esistenza di Dio. La identità di essere e pensiero è stata trovata in seguito ad un dubbio, cioè in seguito ad una nostra imperfezione (il dubbio, appunto) ed a questa imperfezione abbiamo sostituito un perfezione, cioè la certezza. Perciò, se vi è in noi la conoscenza di una perfezione, da dove essa è stata attinta? Non certo attraverso il pensiero, perchè il pensiero si identifica con l'essere e non con la perfezione. Bisogna allora riconoscere che la conoscenza della perfezione è stata messa in noi da un principio esterno al pensiero ed a esso superiore, in quanto perfetto. Questo principio è Dio. Ne discende che la certezza di Dio è implicita nella certezza della nostra stessa esistenza.
Affermando che la prima realtà è dentro di noi, Cartesio continua il pensiero medioevale per il quale alla certezza dell'esistenza di Dio si arriva attraverso un scoperta interiore.
Ciò non pertanto, il Nostro dà altre due prove dell'esistenza di Dio, che si collegano al pensiero agostiniano come elaborato dalla Scolastica, in particolare da Sant'Anselmo d'Aosta. Dio esiste, perchè se riconosciamo delle perfezioni che non possediamo vuol dire che al di fuori di noi esiste qualche essere più perfetto dal quale deriviamo la conoscenza della perfezione.
Inoltre, data l'idea di un Essere perfetto ne consegue necessariamente che in essa è contenuta la idea della sua esistenza, così come dato un triangolo ne consegue necessariamente che la somma dei suoi angoli è uguale a due retti : l 'essere perfetto ed il triangolo hanno delle proprietà necessarie di cui non è possibile dubitare.
Quanto al problema del mondo, Cartesio dimostra che la sua esistenza si ricava indirettamente dal fatto che il mondo si presenta come un qualcosa che è "esteso" fuori di noi e, perciò, profondamente diverso dal pensiero che è "inesteso".
La certezza di questa estensione risiede nella constatazione che, se il mondo non esistesse, il pensiero, che è stato creato da Dio, avrebbe un' idea chiara e distinta di un'estensione inesistente e Dio ci avrebbe ingannati. In tal modo,però, Cartesio crea un dualismo tra "sostanza pensante" (res cogitans) e "sostanza estesa" (res extensa), ossia lanatura : due sostanze costitutive dell'essere che non riesce a conciliare.
Va comunque detto che a partire da Cartesio, che pur non rinuncia allo studio della natura, il "pensiero" diventa protagonista della ricerca speculativa.
La filosofia di Cartesio ebbe una forte influenza in tutto il Seicento e Settecento, determinando due grandi correnti : quella che continuò l'indirizzo da lui tracciato e quella che si oppose energicamente al suo "metodo deduttivo" cercando di applicare alla filosofia i "principi induttivi" che impregnavano il pensiero scientifico. Entrambe proiettate a superare il dualismo tra res cogitans e res extensa.
La prima di queste correnti si sviluppò in Francia, in Olanda e in Germania, dando luogo al gianseimo, all' occasionalismo, al razionalismo.
In Francia, sostenitori della dottrina cartesiana furono i seguaci del vescovo Cornelius Otto JANSEN, latinizzato GIANSENIO, il quale, vedendo nel cartesianesimo una manifestazione dell' agostinismo, gli aveva conferito una particolare impronta religiosa (2).
Il gianseismo aprì la strada a quella sorte di mistica razionale che fu l' occasionalismo, di cui fu precursore Blaise PASCAL.
Pascal accetta il metodo cartesiano e le sue affermazioni, ma rileva che non sulla ragione bisogna fondarsi, perchè, per quanto possa essere rigoroso il metodo d'indagine, essa non raggiunge mai la verità : di fronte ad una antitesi si può dimostrare ugualmente l'uno o l'altro dei termini contrapposti, a seconda degli elementi di cui ci si serve. Diversamente, la religione - più specificamente, il cristianesimo - può dare all'uomo la verità, poichè la rende attingibile con un atto di fede che trascende la ragione. In Dio ogni dualismo si risolve (3).
Con Nicola MALEBRANCHE l' occasionalismo fu portato alle estreme conseguenze: non solo i rapporti tra spirito e corpo sono regolati da Dio, ma anche tutti i rapporti tra noi e le cose e delle cose tra loro trovano in Dio la loro causa : tutto ciò che avviene è volontà di Dio e di questa volontà abbiamo innata in noi la conoscenza (4).
In Olanda, Baruch SPINOZA fa da ponte tra l' occasionalismo ed il razionalismo : non vi sono due sostanze diverse, la res cogitans e la res extensa, ma una sola sostanza, cioè Dio : "la sostanza che è in e per se stessa concepita". Essa è unica, perchè se più sostanze rispondessero a questa definizione coinciderebbero tra loro (5). La dimostrazione dell'esistenza di Dio avviene per Spinoza con l'applicazione del metodo geometrico che assicura una visione non solo razionale ma anche intuitiva unitaria della realtà che è tutta rappresentata dalla definizione della sostanza unica.
In Germania il razionalismo acquista concretezza con Goffredo Guglielmo LEIBNIZ, matematico, il quale tentò il superamento del dualismo cartesiano proponendo un "principio unico", in cui spirito e materia coincidono. Questo principio è l' energia che non è la forza fisica della natura, ma è un' energia spirituale, cioè l' energia prima che compendia in tanto l' energia pensante quanto l'energia fisica. Questa energia è costituita da infiniti centri di forza che egli, con parola presa da Giordano Bruno, chiama monadi, ossia "unità", "puri centri di attività", senza alcun rapporto tra loro, perchè "le monadi non hanno finestre". Le monadi, tuttavia, non sono tutte uguali, per cui sono gerarchicamente ordinate a seconda del grado di conoscenza o di rappresentazione che ciascuna ha di : da quelle con minor grado di rappresentazione si risale alla monade somma che è Dio, il quale ha completa conoscenza e coscienza di (6). La concezione di Leibniz era contrapposta alla tesi di Newton di un universo costituito da un moto casuale di particelle che interagiscono secondo la sola legge di gravità. Tale legge infatti secondo Leibniz era insufficiente a spiegare l'ordine nella vita dell'universo. 
Intanto, in Inghilterra si svolgeva quella corrente di netta opposizione alla filosofia cartesiana, della quale l' empirismo è diretto discendente.
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(1) Vedi Cartesio : "Discorso sul metodo".
(2) Vedi Giansenio : "Augustinus".
(3) Vedi Pascal : "Lettere provinciali"; "Pensieri sulla religione".
(4) Vedi Malebranche : "Della ricerca della verità"; "Trattato sulla morale".
(5) Vedi Spinoza : "Tractatus de intellectus emendazione".
(6) Vedi Leibniz : "Nuovi saggi sull'intendimento umano"; "Saggi di teodicea"; "Monadologia".

lunedì 4 febbraio 2008

L' UMANESIMO ED IL RINASCIMENTO

Rinnovato dal pensiero tomistico, l'aristotelismo aveva costituito un sistema nel quale si era organizzata tutta la dogmatica cattolica. Ma l' Umanesimo ed il Rinascimento, antidogmatici per eccellenza, si manifestano antiaristotelici e più propensi a raccogliere l' animismo medioevale. In realtà, questi due movimenti di pensiero - che si inseriscono l'uno nell'altro - rifiutano il dogma cattolico, non però lo spirito religioso che continua ad informarli, spingendoli verso l'ideale di un sapere assoluto attraverso il quale allacciare per sempre il contingente all'eterno. Insomma, sia l'Umanesimo che il Rinascimento, nel preparare il passaggio dal Medioevo all'Età Moderna, si fanno promotori di una mistica scientifica, ovvero di una scienza essenziale che pone l'uomo al centro del mondo e gli consente di dominarlo, senza tuttavia rifiutare il trascendente che in esso si manifesta.
Inizialmente, l' Umanesimo si volse soprattutto alle filosofie prearistoteliche. Ad esempio, Lorenzo VALLA si riporta all'epicureismo. Marsilio FICINO cerca di stabilire un collegamento tra il cristianesimo ed il platonismo o il neoplatonismo Pico DELLA MIRANDOLA tenta un accostamento tra il Platonismo e la Cabala ebraica, scienza iniziatica degli antichi ebrei.
Ed ancora, Michele DE MONTAIGNE muove da una concezione scettica dell'umanità, nella quale non è possibile trovare leggi universali, ma soltanto una continua esperienza di vita : nulla è universalmente vero, ma lo è come fatto umano, mentre Niccolò  MACHIAVELLI vede nell'uomo un fondamentale egoismo che lo spimge prima verso l'appagamento dei suoi istinti peggiori, poi verso la realizzazione dei più alti ideali.
Più articolatamente, Niccolò  CUSANO sostiene una comprensione scientificamente mistica della natura : la sensazione ci dà una moltitudine di immagini; la ragione tende a sintetizzare i dati delle sensazioni; la intelligenza, che è una facoltà superiore, unifica le diverse sintesi, tra loro in opposizione, prodotte dalla ragione. Ma l'intelligenza non può conciliare tutte le opposizioni : a questo può giungere solo Dio che è sostanzialmente conciliazione di opposti.
Più nettamente rinascimentale è l'indagine di BERNARDINO TELESIO: egli oppone al metodo deduttivo aristotelico un metodo induttivo fondato soprattutto sul processo analogico : poichè la scienza non può conoscere i fenomeni nella totalità delle loro parti, al pensiero è affidato il compito di colmare le lacune lasciate dalla scienza; il pensiero riconosce le parti che la scienza non è riuscita a conoscere impiegando l'analogia con altri fenomeni. Due principi spiegano il mondo : la materia e l'energia che nella stessa materia è insita. Anche l'anima ed il pensiero sono il risultato di queste forze. Però, l'uomo non consiste solo in esse, poichè in lui v'è una forma aggiunta (la forma superaddita), cioè un'anima infusa direttamente da Dio. Sennonchè, i rapporti della forma aggiunta con il mondo sensibile per lo stesso pensatore sono inesplicabili.
Pietro POMPONAZZI divide in modo netto le verità razionali dalle verità di fede, anche se finisce per ritenere più affidabili quelle della ragione.
Per Giordano BRUNO l'universo infinito coincide con l'infinità di Dio. L'univero è un illimitato organismo animato, occupato
da Dio in ogni sua parte; ed il pensiero non può conoscerlo, perchè pensare significa limitare. Nella sua infinità l'universo è composto da entità individuali, piu o meno perfette, le monadi, ognuna delle quali riflette in sè il tutto. Il mondo è una monade; l'universo è costitutito da infiniti mondi; Dio è la monade somma che tutto comprende. Ne discende che nella monade del Bruno l'idea platonica e la forma aristotelica diventano essenza, unità di materia e spirito.
Tommaso CAMPANELLA si riallaccia al naturalismo di Telesio ed a Sant'Agostino. Come aveva teorizzato Telesio, la natura è
un complesso animato in cui materia e spirito si fondono in un'unica essenza, ma, come aveva teorizzato Sant'Agostino, vi è una perfetta corrispondenza tra natura e pensiero, sicchè conosciamo noi stessi attraverso il pensiero e nel conoscere noi stessi scopriamo nella nostra anima tre principi che richiamano il posse, nosse e velle agostiniani : la potenza, cioè la tendenza ad affermare la nostra vita; la ragione, cioè la tendenza a conoscere noi stessi ed il mondo; l'amore, cioè la tendenza ad espanderci verso gli altri e verso Dio.
Nel Seicento un estremo tentativo per fondare una scienza della natura intesa a cogliere il mondo dei fenomeni nella sua essenza viene fatto in Inghilterra da Francesco BACONE. Con mentalità perfettamente rinascimentale egli vede la natura come un essere animato contro cui l'uomo si volge come contro un suo simile per imporle la sua volontà e dominarla. E l'uomo è in grado di farlo perchè il sapere gli permette appunto di dominare se stesso, i propri simili e la natura; perchè, con la conoscenza completa della natura e dell'animo umano egli può risalire con il metodo induttivo dagli effetti alle cause; cause che non considera puramente meccaniche, bensì essenziali, in quanto natura intima del fenomeno. Dunque, anche Bacone, pensando all'essenza del fenomeno, ovvero alla sua realtà assoluta, tende ad una scienza metafisica.
Con mentalità più moderna, Galileo GALILEI afferma invece che la scienza non può conoscere la verità assoluta delle cose :
l'attività scientifica deve essere separata dalle altre forme di speculazione. Due sono le forme di conoscenza : quella secondo autorità, fondata sulle Scritture; quella secondo ragione, fondata sullo studio sperimentale e metodico della natura. La scrittura e la natura sono infatti i due termini con cui Dio si è rivelato : la scrittura ci fa coscere i fini delle cose, lo scopo ultimo cui tende l'uomo ed il mondo; la conoscenza razionale ci fa conoscere la causalità meccanica delle cose. Base della conoscenza razionale è la matematica.
Con Galileo Galilei lo studio della natura si distacca dall'indagine filosofica; e ciò non piace alla Chiesa che non può immaginare una verità fisica separata da quella metafisica.

mercoledì 23 gennaio 2008

LA SCOLASTICA




Nel Medio Evo la Scolastica, il pensiero cristiano elaborato e studiato nelle scuole e nelle università, trionfa in tutto il mondo europeo unificato sotto Carlo Magno. La Scolastica, in principio, tende a superare il misticimo esasperato della Patristica ed a conciliarlo con il razionalismo aristotelico, affermando che la fede non è soltanto l'accettazione passiva delle verità enunciate nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, come statuite nei Concili : essa consiste piuttosto in una forma di conoscenza intima, fondata su una intuizione immediata, che non solo ci dà la certezza dell' eterno, ma ci permette anche di ragiungere l' essenza delle cose, di conoscere il mondo fuori di noi, nella sua profonda realtà. Ed è appunto attraverso questa visione del mondo che lo spirito si eleva direttamente e con continuità dalla conoscenza delle cose alla conoscenza di Dio. Sicchè, gli universali, le essenze, i valori assoluti non trascendono gli oggetti in cui si attuano, cioè non sono in sè ante rem, come le idee di Platone, vere astrazioni mentali, ma sono immanenti, bensì esistono in quanto attuati nell'oggetto.
SANT' ANSELMO d' AOSTA (XII secolo), pur seguace del pensiero agostiniano, tende a stabilire un equilibrio tra fede e ragione : la fede dà le intuizioni prime, la ragione le dimostra e le sostiene. Gli universali sono reali in sè come idee divine; sono reali nell'oggetto, come attuazione di quelle idee; sono reali nella mente umana, come riflesso di verità assolute. Pertanto, l'esistenza di Dio è provata dall'esistenza del mondo in cui possiamo riconoscere una maggiore o minore perfezione o dignità nelle cose proprio perchè possediamo l'idea della perfezione assoluta, cioè l'idea di Dio. Quindi è la conoscenza razionale della natura che ci conduce all'esistenza di Dio attraverso un puro processo dialettico.
Più avanti (XIII secolo), SAN TOMMASO d'AQUINO nella Summa compie la impresa di mettere d'accordo la filosofia aristotelica con quella cristiana medioevale. Egli distingue i campi di azione della ragione e della fede e mostra che tra essi non v'è contrarietà : la ragione è il mezzo per conoscere il mondo naturale e la sua attività consiste nell'estrarre principi intelligibili dalle cose sensibili; la fede ci fa conoscere invece il mondo soprannaturale, cui la ragione non può arrivare: le verità conosciute dall'una e dall'altra non si contraddicono e, comunque, entrambe hanno in comune le verità fondamentali della esistenza di Dio e dell'immortalità dell'anima, conosciute a priori direttamente dalla fede ed a posteriori indirettamente dalla ragione tramite le prove che ci dà l' esperienza : infatti, l'esistenza di un movimento presuppone la esistenza di un motore che tutto muove e da niente è mosso; ogni fenomeno ha una causa che presuppone l'esistenza di una causa prima non causata.
In tal modo Tommaso sviluppa secondo la concezione cristiana il pensiero aristotelico : in ogni creatura forma e materia si implicano a vicenda, posto che nella creazione Dio ha attuato in forme particolari il suo essere assoluto e questa attuazione è avvenuta in tre modi : come pura determinazione di singole forme dell'essere, prive di materia (gli angeli); come determinazione di forme della specie umana, diverse tra loro perchè ciascuna particolarmente adatta ad informare un solo corpo (le anime); come determinazione di forme di altre specie, ma tutte uguali nella specie in cui sono attuate (esseri diversi dall'uomo in quanto privi di anima). Solo le forme che hanno informato la materia dei singoli uomini non scompaiono con lo scomparire del corpo perchè, in forza dell' attitudine che avevano ricevuto di informare quel dato corpo, conservano la loro individualità. L'anima è dunque immortale.
Ne discende che per Tommaso gli universali esistono ante rem come idee; in re come attuazione di queste idee in forme pure (gli angeli) o in forme umane (le anime) o in forme meramente materiali.
Inoltre, come aveva affermato Agostino, il male non è una realtà, ma una mancanza, un non essere. Nel suo agire l'uomo è
diretto dall'intelletto che determina la volontà secondo i principi etici che sono in lui per legge di natura. Di qui le quattro virtù naturali aristoteliche che servono a regolare i rapporti con gli uomini (sapienza, giustizia, fortezza, temperanza) e le tre virtù che servono a regolare i rapporti con Dio (fede, speranza, carità). Virtù per il cui esercizio è necessaria la grazia, ossia l'aiuto divino concesso agli uomini in misura sufficiente alla loro salvezza e soltanto a taluni di essi, particolarmente eletti, in misura superiore per elevarli a pratiche più alte.
Tuttavia, Tommaso si distacca totalmente da Aristotele nella concezione dello Stato, in quanto pone l'autorità della Chiesa
al di sopra dell'autorità statale : il Pontefice è il Re dei Re a cui tutti i sovrani devono essere soggetti come a Cristo stesso.
Il pensiero tomistico, condensato nella Summa, sebbene intriso di cristianesimo, rappresenta il trionfo della mentalità greca espressa da Aristotele : la conoscenza razionale viene indicata come l'unica capace di farci conoscere il mondo della natura.
Ora, contro questa concezione del domenicano Tommaso, l'Ordine Francescano, che insegna nei conventi e nelle università, ricollegandosi alla filosofia agostiniana si orienta in Italia e in Germania verso una speculazione più decisamente mistica
ed in Inghilterra verso speculazioni più complesse.
Credo ut intelligam, dice SAN BONAVENTURA (XIII Sec.) : "credo per capire", nel senso agostiniano di una conoscenza che dapprima si rivolge con la mente alle cose sensibili, cosiderate vestigia della divinità; poi, con l'animo a se stesso ed in sè raggiunge l' immagine di Dio; in ultimo, con l'addentrarsi nel mondo ideale ed eterno che è la similitudine di Dio medesimo.
GIOVANNI ECKART, seguendo la tendenza panteistica tedesca, che porta all'affrancamento da ogni autorità teologica, sostiene che il mondo è un continuo processo di manifestazione divina attraverso il quale Dio si rivela a se stesso.
RUGGERO BACONE, espressione del movimento francescano che si sviluppò nell'Università di Oxford (XIII Sec.), fonda il cosiddetto "agostinianismo scientifico", cioè una concezione mistica del mondo, in quanto considerato nella sua essenza, e che egli chiama la"nuova vera scienza della natura". Per Bacone vi sono tre forme di conscenza : quella secondo autorità, che trova la sua fonte nel Vecchio e Nuovo Testamento e nei dogmi della Chiesa; quella secondo ragione e quella secondo esperienza. L'autorità ci dà la verità, ma non ci dà la comprensione di essa; la ragione ci dà la comprensione, ma non ci dà la verità; la esperienza ci offre la più completa certezza. Infatti, attraverso la "esperienza esterna"o"sensoriale" (l'esperienza della natura) conosciamo la individualità delle cose; attraverso la "esperienza interna" o"mistica" (l'esperienza dell'assoluto), che è illuminata da Dio, saliamo verso la divinità. La esperienza sensoriale rappresenta quindi il primo grado dell'esperoenza mistica.
Nell'ultimo periodo (XIII secolo) la Scolastica accentua, fuori dell'Italia, la distinzione tra fede e ragione scientifica.
Per GIOVANNI DUNS SCOTO le verità superiori, come la esistenza di Dio e l'immortalità dell'anima, che Tommaso affermava comuni alla fede ed alla ragione, non sono dimostrabili in alcun modo. Eppure questa indimostrabilità è irrilevante, perchè non è l' intelletto la facoltà umana suprema, ma la volontà : poichè Dio è volontà assoluta, l'uomo nella sua più alta espressione è volontà che accetta senza bisogno di dimostrazione le verità che Dio gli ha imposto.
Per GUGLIELMO OCCAM vi sono due forme di conoscenza : la conoscenza concettuale o astratta, basata su termini
convenzionali, come i "concetti": essa ci fa conoscere i rapporti esistenti tra questi termini, stabilendo un "ordine" convenzionale nella molteplicità delle cose; la conoscenza concreta, proveniente dall' esperienza, che si rivolge alle cose nella loro realtà individuale e ci fa conoscere ciò che le cose hanno di loro proprio, quel quid che le distingue l'una dall'altra. Perciò ragione e fede vengono nettamente separate : la prima è conoscenza di rapporti o di astrazioni; la seconda è conoscenza di realtà, di cose in sè. Conseguentemente il reale non è più l' universale, ma l' individuale.
In conclusione, nell'ultimo periodo la Scolastica, attraverso il pensiero dei Francescani di Oxford, concede alla ragione una completa indipendenza dalla fede, siccome strumenti di conoscenza nettamente distinti. Con l'effetto che nei secoli successivi la ragione, liberata dai vincoli della fede, proseguirà da sola sulla strada della conoscenza, avvalendosi dei nuovi valori
acquisiti dal pensiero filosofico : l' esperienza e la individualità.

domenica 6 gennaio 2008

SANT' AGOSTINO. UN PENSIERO CREATIVO

AGOSTINO di Tagaste (354 - 430 a.C.), morto vescovo di Ippona, è il maggiore esponente della patristica. Egli offre nuove
soluzioni ai problemi nodali che, fino ad allora, avevano messo in crisi la filosofia cristiana : il problema morale del bene
e del male, il problema della creazione del mondo, il problema della conoscenza dell'uomo e di Dio.
Come spiegare la contraddizione in cui cade l'uomo il quale pur essendo ansioso di "assoluto" e di "verità" non rifugge dai desideri limitati e terreni? Agostino risponde che il bene ed il male non sono principi antagonisti, come voleva il manicheismo : infatti il male non esiste in sè, non è una realtà ontologica, ma rappresenta, nelle sue diverse forme soltanto aspetti degenerativi del bene. Così il male metafisico, inerente alla creazione ed ai limiti insiti nelle cose create : se tutte le creature fossero perfette il mondo non sarebbe più un organismo, ma una pluralità di esseri indipendenti; così il male morale, cioè la colpa : se l'uomo non potesse peccare dovrebbe fare il bene per necessità e, quindi, non avrebbe il libero arbitrio, ossia la libera volontà che Dio gli ha concesso di scegliere tra l'amore verso di lui e l'amore verso se stesso; così il male fisico, che rappresenta sempre la punizione inflitta da Dio al peccatore e che è, alla fne, senz'altro un bene in quanto serve a provare il giusto.
La soluzione del problema della creazione è strettamente collegata nel pensiero agostiniano alla soluzione del problema del tempo. Se il mondo è coetaneo a Dio in che cosa se ne distingue? La creazione non è forse un divenire che contraddice la eternità e l'mmutabilità di Dio? In effetti per Agostino il problema esiste soltano perchè si considera la creazione entro una estensione temporale che ci fa pensare ad un "prima" e ad un "dopo", ma questa impostazione è errata : il tempo non è una realtà, una categoria assoluta : basti pensare che quel tempo che definiamo passato non è più; che il futuro non è ancora; che il presente è un non senso perchè è composto da un attimo di passato e un attimo di futuro. Il tempo è perciò una semplice forma : la forma del mutamento di cui rimane traccia nel nostro animo. E' sostanzialmente un'attività psichica e, come tale, è cominciato con il cominciare del mondo. Ora, Dio non è nel tempo, ma nell'eternità e l'eternità non è un'infinita successione del tempo. Pertanto tra Dio e il mondo non si può immaginare un rapporto di prima e dopo, ma solo quello tra creatore e creatura.
Infine, nel formulare la teoria della conoscenza Agostino riconosce chiaramente i limiti della ragione. La ragione ci permette di conoscere solo i rapporti tra un oggetto e gli altri oggetti, ma non ci dà alcuna certezza sulla essenza delle cose. Ad esempio, possiamo definire il concetto di "albero" osservando ciò che hanno in comune gli alberi fra di loro e ciò che invece li distingue da altri oggetti, tuttavia il concetto così definito non ci dà la conoscenza di quello che l'albero è nella sua essenza intima. Il processo della conoscenza degli oggetti del mondo sensibile, del mondo a noi esterno, è dunque questo : i sensi ci permettono di percepire le forme esteriori e la ragione stabilisce dei rapporti tra le forme percepite e le raggruppa in concetti, ma l'essenza delle cose resta estranea a questo tipo di conoscenza.
V 'è, però, una conoscenza capace di cogliere l'essenza dell'essere ed è quella dell'uomo. Se ci proponiamo di conoscere
l'uomo ci accorgiamo che questo si identifica con noi stessi, che il pensiero che è dentro di lui è il nostro stesso pensiero,
che egli ha la nostra stessa essenza, per cui non è un oggetto diverso da me. Il che vuol dire che dell'uomo possiamo avere
una conoscenza non solo sensibile, ma anche e soprattutto diretta ed immediata del suo essere, della sua esistenza. Possiamo dubitare di ciò che dell'uomo ci danno conoscenza i sensi, ma non possiamo dubitare del suo esistere : nel momento in cui dubito di esistere esplico un pensiero, ossia mi do implicitamente una conferma che esisto. Dalla certezza del nostro essere discende la coscienza di questa certezza : essere e sapere di essere sono atti a cui tendiamo perchè vogliamo essere e sapere di essere : essere, conoscere e volere sono tre atti uguali e distinti del nostro spirito : tre atti irrazionali, tre valori che si compenetrano, e la loro compenetrazione impedisce l'applicazione di qualsiasi ragionamento dimostrativo, consistendo esso ragionamento nel passare da un termine all'altro e nel collegarli logicamente tra loro. Essere, conoscere, volere sono tre verità messe in noi da Dio stesso e solo in virtù di esse possiamo pensare l'Eterno (nell'assioma è evidente il riflesso della Verità Assoluta del religione cristiana che è una e trina : il Padre corrisponde all' essere, il Figlio al conoscere in quanto sapere assoluto, lo Spirito al volere in quanto continua volontà di realizzare il bene).
Dopo Aristotele quella di Agostino è la prima teoria della conoscenza che tenga conto del fatto nuovo portato dal Cristianesimo : v'è una conoscenza dei rapporti esteriori che proviene dai sensi e dalla ragione e v'è una conoscenza
della realtà interiore, innata, indubitabile, che ci mette in contatto con l'Essere Assoluto e senza la quale la prima sarebbe soltanto una sequela di sensazioni e di immagini astratte, ndistinguibili dal sogno, sicchè priva di ogni valore conoscitivo.
In definitiva, Agostino, lucido ragionatore, sostiene la incapacità della conoscenza razionale di raggiungere le verità essenziali e costruisce una conoscenza mistica fondata sulla intuizione del nostro intimo essere che è partecipe di Dio.
La Scolastica tenterà di gettare un ponte tra conoscenza mistica e conoscenza razionale, tra fede e ragione.



sabato 5 gennaio 2008

I CAPISALDI DEL PENSIERO CRISTIANO

Il pensiero cristiano, con la Patristica e la Scolastica informa di sè tutta la filosofia medioevale (I - VIII secolo d.C.).
In un primo momento la patristica (così denominata in quanto frutto della meditazione e della predicazione dei Padri della
Chiesa) dette vita ad un'attività strettamente apologetica e divulgativa (I - III secolo), durante la quale gli apologeti cercarono
di mostrare il primato delle nuove dottrine su quelle pagane.
Infatti, per gli apologeti greci il cristianesimo è il momento conclusivo delle filosofie precedenti di cui è continuazione e perfezionamento : il principale apporto del cristianesimo è dato dalla fede, una forma di conoscenza irrazionale, ma non in contrasto con la ragione; conoscenza che l'uomo non avrebbe potuto raggiungere senza l'illuminazione portata da Cristo (1).
Invece, per gli apologeti latini il pensiero cristiano va separato nettamente dal pensiero pagano : la verità della fede non ha nulla a che fare con la verità della ragione perchè è un'illuminazione superiore che si presenta alla ragione come un vero assurdo (credo quia absurdum) (2).
In un secondo momento (II - III secolo), la patristica, rappresentata dalla speculazione alessandrina, cercò di creare
un vero sistema filosofico : la spiritualità ellenico-orientale di questo periodo, intensamente dialettica ed imbevuta di platonismo e neoplatonismo, portò ad affrontare numerosi problemi e condusse a diverse soluzioni molto spesso considerate eretiche.
Così in ORIGENE si riscontra un profondo travaglio di conciliazione tra la filosofia greca ed i principi religiosi cristiani, specialmente per quel che riguarda la creazione, il rapporto tra Dio Padre e Cristo suo figlio, l'esistenza della materia : egli ammette la creazione, ma la considera coeterna a Dio; ammette la identità del Figlio con il Padre in quanto coeterni, pur ritenendo il Figlio subordinato al Padre; ammette la imperfezione della materia, spiegandola come effetto degenerativo della creazione primitiva e non già come opera di Dio (3).
In un terzo momento (III - V secolo), la patristica sfocia nei movimenti ereticali scaturiti principalmente dalla soluzione
di due problemi : quello cristologico (rapporto di Cristo con l'umanità) e quello trinitario (rapporto di Cristo con le
altre due persone della Trinità). Se, infatti, il verbo si è fatto uomo, la sua natura è divina o umana? Ed ancora : se la Trinità
è una sola divinità, come devono essere intese le tre persone che la costituiscono? (4)
Il punto è che per il pensiero cristiano, una volta affermata l'esistenza di una divinità che trascende la ragione e che è al di fuori del tempo e dello spazio, diventa difficile stabilire un legame tra questa divinità ed il mondo razionale, trovare un passaggio dall'una all'altro. Quindi, in un successivo momento (IV - V secolo), quando la Chiesa sentì l'esigenza di fissare in modo sicuro i principi fondamentali della religione, si sviluppò una grande attività conciliare ecumenica.
La maturità teologica e filosofica che ne derivò è in gran parte dovuta al pensiero di Sant'Agostino.
__________
(1) Vedi, fra tutti, Giustino : "Dialogo con Trifone giudeo"; "Apologia prima"; "Apologia seconda".
(2) Vedi, fra tutti, Tertulliano, in particolare : "Apologeticus"; " De praescriptione haereticorum"; "De carme Christi".
(3) Vedi Origene : "Contra Celsum": "De Principiis".
(4) Vedi, fra tutti, Gregorio di Nissa : "Discorso catechetico", "Sull'anima e sulla resurrezione".



venerdì 4 gennaio 2008

VERSO LA FILOSOFIA DEL CRISTIANESIMO

Con Aristotele termina il grande movimento creativo della filosofia greca. Le filosofie che seguiranno prendono la denominazione di "filosofie ellenico-romane" perchè si sviluppano, negli ultimi secoli prima dell'era volgare, nei centri di Atene e Roma : esse, rifuggendo dalle speculazioni astratte di Platone ed Aristotele, aderiscono segnatamente ad una concezione pratica e pessimistica della vita. Per gli Epicurei gli dei esistono, ma non si preoccupano delle vicende umane; la filosofia serve solo a raggiungere la felicità: la felicità consiste nel piacere (1). Per gli Stoici l'evoluzione del mondo si svolge indipendentemente dall'uomo e spesso contro di lui (2). Per gli Scettici l'uomo rimane chiuso
in se stesso, paurosamente solo, ma egli, negando qualsiasi dottrina, può conseguire la felicità con l' atarassia, la liberazione dalle passioni, la completa tranquillità dello spirito (3).
Allora, un'altra corrente di pensiero, l' Eclettismo, cerca di raccogliere dalle dottrine che precedono quel che di più consolante era stato concepito, sì da poter godere tranquillamente dei piaceri del mondo oppure da poter spezzare le barriere che separavano l'uomo da quella realtà assoluta, riconosciuta esistente, eppure irrangiungibile (4).
Nello stesso tempo, si andarono delineando delle correnti neoplatoniche il cui scopo fu quello di trovare una via di comunicazione con la divinità (GIAMBLICO). Ed ecco allora che, a differenza della divinità aristotelica (puro pensiero, entità razionale per eccellenza, verità suprema), la divinità del nuovo filone filosofico diventa attingibile con una forma di conoscenza non razionale la quale trae spunto sia dagli elementi di misticismo che si ritrovano nella filosofia di Platone - la sola che configurava una possibilità di comunicazione tra l'uomo e Dio - sia nel "credo ebraico", secondo cui Dio, sapienza assoluta, si esprime emanando da sè il pensiero, ossia il verbo, che si fa concreto attraverso suo figlio unigenito, e che si differenzia in infinite essenze, analoghe alle idee platoniche (d'altra parte, la concezione del "figlio di Dio" non richiama nella religione ebraica la figura e la funzione del Demiurgo platonico, anch'esso emanazione della divinità, sebbene a questa non legato dal vincolo di generazione?).
Il neoplatonismo culmina in PLOTINO, per il quale "Il mondo promana da Dio come la luce da una lampada". Dio, l'Uno, è una realta dinamica che genera continuamente se stessa , e il suo generarsi è al contempo un produrre il molteplice. L'uomo conosce Dio attraverso un processo che inizia con la purificazione della vita sensibile, ossia con la liberazione dalle passioni (la catarsi); che prosegue con la contemplazione di ciò che nel mondo sensibile è intellegibile per mezzo delle arti e dell'amore, nonchè con il Corsivosuperamento del ragionamento dialettico, fino a giungere all' "intuizione immediata del mondo intellegibile"; che può concludersi con l'estremo dissolversi della coscienza individuale nel gran tutto, cioè con l' estasi, un atto superiore a cui l'uomo solo eccezionalmente può giungere (6).
Su questi presupposti il cristianesimo si prepara ad affrontare il pensiero speculativo.
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(1) Vedi Epicuro : "Epistola a Meneceo", in "Vita dei filosofi" di Diogene Laerzio.
(2) Vedi Zenone di Cizio (frammenti).
(3) Vedi Pirrone di Elea nella esposizione della sua filosofia in Diogene Laerzio (op. cit.).
(4) Vedi, fra molti, Panezio di Rodi, Filone di Larissa, Varrone (frammenti).
(5) Vedi Plotino : "Enneadi".